Allearsi con il tempo in 6 mosse

L’organizzazione degli spazi creativi
23/07/2017

Ops! L’ultimo post di luglio, mese dedicato a creatività e organizzazione personale, è slittato ad agosto – curiosa ironia per un post dedicato al tempo. Da questo ritardo – che non vi spiegherò nel dettaglio – ho imparato che: all’aperto, con il caldo di queste settimane, in un bar con le sedie scomode, con un portatile senza batteria e afflitte da un mal di schiena tremendo, purtroppo non si può scrivere. Per il resto del mese sarò in vacanza, il blog riprende a settembre. Buone vacanze!

Tempo tiranno o tempo amico?

Il tempo, o meglio la sua mancanza, è lo scoglio su cui si incagliano molti progetti creativi: le nostre giornate sono scandite da impegni di lavoro, domestici e familiari, da attività irrinunciabili come mangiare, dormire e mantenersi in forma, dalla vita sociale e di relazione…

E così, anche se dentro di noi preme il desiderio di trasformare in una lampada quel bel ramo levigato dal mare, o quello di scrivere un romanzo con i personaggi e le storie che da tempo gremiscono la nostra immaginazione, il ramo resta lì a ingombrare il soggiorno, e quei personaggi e quelle storie non riescono a trovare la dimensione che gli spetta.

A volte, poi, succede che la vita quotidiana sia così serrata e il nostro lato creativo così compresso che proviamo sì una certa inquietudine – una sorta di prurito nelle mani – ma non abbiamo idea di cosa dovremmo creare: una lampada, un romanzo, dei nuovi cuscini per il divano, una canzone…

In circostanze come queste, il tempo ci sembra un tiranno che prende decisioni inesorabili su cosa dobbiamo fare e quando, mortificando il desiderio di dedicarci a quella lampada o a quella canzone, o di starcene un po’ per conto nostro per ascoltare quel prurito nelle mani e capire cosa farne.

Ma vedere il tempo come un tiranno, purtroppo, non aiuta. La creatività e le opere creative richiedono tempo – pazienza, pratica, determinazione – e il tempo, si potrebbe dire, è uno dei loro più preziosi nutrimenti.

Perciò, come spiega il romanziere Murakami Haruki, dovremmo piuttosto vederlo come un amico: “La mia idea è che considerando il tempo amico, in una certa misura si riesce a controllarlo. Non bisogna lasciarsene dominare, insomma, altrimenti si finisce per assumere un atteggiamento passivo. ‘Il tempo e la marea non aspettano nessuno’, dice il proverbio, e visto che le cose stanno così, una volta ben compresa questa verità, possiamo soltanto adattarvi il nostro programma con la nostra volontà. Cioè non restare passivi, ma assumere un atteggiamento attivo.” (Murakami Haruki, Il mestiere dello scrittore, Einaudi, Torino 2017, p. 95). Allearsi con il tempo, dunque, è la chiave per vivere pienamente il nostro lato creativo.

1. Consapevolezza

Per riuscire a vedere il tempo come un amico occorre prima di tutto conoscerlo, acquisire piena consapevolezza di come lo impieghiamo (e a volte lo sprechiamo) e di quanto tempo richiedono le attività che affollano le nostre giornate mettendo all’angolo la vita creativa. Se la gestione del tempo non è il vostro forte, cominciate a monitorare le vostre giornate (magari utilizzando i “fantastici quattro”) e a farvi un quadro preciso di come passate il tempo: sicuramente qualcosa vi sorprenderà (per esempio le ore buttate su internet), e troverete senz’altro qualche attività mangiatempo da limitare o eliminare del tutto per fare spazio a ciò che vi interessa davvero.

2. Concentrazione

Le attività creative richiedono una profonda concentrazione. È difficile inventare qualcosa di nuovo, sperimentare, mettere a punto tecniche o limare i risultati del nostro lavoro se la nostra attenzione è rivolta ad altro.

Perciò, che sia tanto o poco, il tempo della creatività deve essere immune da interruzioni e distrazioni: disattivate le notifiche di smartphone, tablet e computer, silenziate il telefono e fate in modo che chi condivide i vostri spazi non vi interrompa. Se trovate comunque difficile concentrarvi, provate la tecnica del Pomodoro.

3. Pianificazione

Quando arriva un’idea creativa, in genere vorremmo realizzarla immediatamente. È normale, perché l’immaginazione è assai più veloce delle nostre capacità pratiche. Eppure, questo fatto può diventare l’ostacolo alla realizzazione dell’idea che ci entusiasma tanto: magari per la lampada di cui sopra ho bisogno di materiali che non si trovano facilmente, o per il romanzo devo fare delle ricerche su argomenti che conosco poco – senza contare che, naturalmente, un romanzo non si scrive in un fine settimana e una lampada ricavata da un ramo levigato dal mare può richiedere giorni e giorni di lavoro.

In questi casi la cosa migliore è pianificare: analizzate nel dettaglio il lavoro che vi aspetta, trasformate la vostra idea creativa in un progetto con tanto di scadenze intermedie e seguite la tabella di marcia che ne risulta.

Forse a un certo punto vi accorgerete che siete stati troppo ottimisti nel valutare i tempi necessari, o altri impegni vi costringeranno a saltare qualche sessione creativa; ma, avendo sotto gli occhi il progetto complessivo, avrete il controllo della situazione e saprete a che punto siete – due cose che vi eviteranno le botte di scoraggiamento che prendono quando non si riesce a realizzare un’opera creativa alla stessa velocità con cui la si è immaginata.

4. L’appuntamento fisso

Allearsi con il tempo significa soprattutto rispettarlo. È quanto aiuta a fare il quarto punto: stabilire un appuntamento fisso con la propria attività creativa, un appuntamento che può variare quanto a lunghezza e frequenza, ma deve caratterizzarsi per un’estrema regolarità. È un consiglio che si trova in diversi manuali di scrittura; sinceramente devo confessare che non l’ho mai provato, ma la mia amica Rita Charbonnier di Scrittura a tutto tondo sì e mi assicura che funziona.

In pratica, dovete decidere un orario e uno o più giorni fissi da dedicare alla vostra lampada o al vostro romanzo: una o due ore al giorno dal lunedì al venerdì, oppure un pomeriggio a settimana o tre ore tre volte a settimana; l’importante è che gli orari e i giorni della settimana siano sempre gli stessi e vengano rispettati con serietà. Potreste aver bisogno di qualche aggiustamento prima di capire quali sono quelli giusti per voi, e va bene; così come va bene se una volta, per qualche motivo indipendente dalla vostra volontà, sarete costretti a saltare una sessione. In fondo, si tratta di costruire la vostra routine creativa, e anche questo richiede tempo.

5. Le pagine del mattino

Come accennavo all’inizio del post, a volte il problema è trovare il tempo per capire cosa e come vorremmo creare: non abbiamo nessuna idea concreta, solo quel “prurito nelle mani” che chiede disperatamente un sollievo.

In questi casi, un ottimo metodo per esplorare il nostro lato creativo e trovare l’ispirazione è quello delle cosiddette “pagine del mattino”, ideate da Julia Cameron nel libro La via dell’artista. Come ascoltare e far crescere l’artista che è in noi.

È semplicissimo: vi alzate un po’ prima la mattina e, prima di fare qualunque altra cosa, prendete carta e penna (niente computer: il metodo prevede esclusivamente la scrittura a mano) e vi mettete a scrivere tutto quello che vi viene in mente: pensieri vaghi, desideri, preoccupazioni, idee, interrogativi, cose che vi sono capitate… Vale tutto, tutto ciò che in quel momento vi occupa la mente lo mettete nero su bianco. E non smettete di scrivere (anche a costo di ripetere ossessivamente l’unica frase che riuscite a buttare giù) finché non avete riempito tre fogli A4. Tutto qui.

I risultati – almeno nella mia esperienza – sono sorprendenti. Per prima cosa, dopo aver scritto le pagine del mattino il resto della giornata scorre in modo molto più fluido e focalizzato; è come se, avendo scritto tutto ciò che avevamo in mente, preoccupazioni e pensieri molesti avessero trovato una collocazione, almeno temporanea, e non avessero più bisogno di assillarci. Poi, con il passare dei giorni, cominceranno ad apparire le risposte alle preoccupazioni e ai pensieri molesti. Infine, man mano che queste scorie saliranno in superficie per essere eliminate, sulle pagine del mattino fioriranno le idee creative – lampade e romanzi, ma anche sogni, desideri, progetti di cambiamento.

6. Le pause creative

Sembra un paradosso, ma chiunque abbia avuto a che fare seriamente con un lavoro creativo lo sa benissimo, e ormai lo fa per istinto: quando siamo alla ricerca di una soluzione, di una svolta, di una trovata o di un’idea geniale, e non le troviamo nonostante l’incaponimento, la cosa migliore è fare una pausa.

Una pausa vera, che distolga la mente dal problema a cui stavamo lavorando, che non la affatichi con altri problemi e che insomma le permetta di vagare indisturbata. A seconda del ritmo di lavoro e delle circostanze, una buona pausa può essere:

  • una breve seduta di stretching

  • un pisolino

  • una passeggiata nel quartiere

  • una nuotata

  • una telefonata o una chiacchierata leggera

  • una vacanza…

L’importante è che la pausa sia piacevole e poco impegnativa, che ci faccia pensare ad altro e che ci ricarichi da un punto di vista energetico. Nel frattempo, sarà il nostro inconscio a lavorare per noi e, in molti casi, la risposta che stavamo cercando arriverà da sola – magari a metà della nostra passeggiata o mentre siamo in vacanza. Se così non fosse, quando torneremo al lavoro saremo comunque più lucidi e affronteremo la situazione con un’energia nuova.

I ritmi della creatività

Ogni attività creativa – che sia artistica, scientifica, artigianale o di qualunque altro tipo – ha il proprio ritmo. E ognuna, ognuno di noi ha i propri ritmi creativi personali, che dipendono dal carattere, dall’esperienza, dalle circostanze interiori e da quelle esterne. Si tratta di equilibri fragili e delicati, ma soprattutto difficili da trovare all’inizio, quando muoviamo i primi passi in un’attività creativa che ancora non conosciamo o quando intraprendiamo un progetto particolarmente complesso.

Se smettiamo di vedere il tempo come un tiranno e cominciamo a considerarlo un amico, sarà molto più facile trovare e preservare i ritmi della creatività. Perché il ritmo, si sa, è fatto di tempo, e dobbiamo averne la stessa cura che riserviamo ai nostri più preziosi strumenti creativi.

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